
Il giorno della proclamazione tutti la fotografano, qualcuno la perde in pizzeria, quasi nessuno sa da dove arriva. Eppure il significato della corona di alloro è più antico dell’università stessa: passa per un dio greco innamorato, per i generali romani in trionfo e per un poeta toscano incoronato in Campidoglio. Ti racconto tutta la storia in pochi minuti, così al brindisi puoi fare la figura di quello colto.
Corona di alloro, significato in breve
La versione corta è questa: l’alloro è da sempre la pianta della vittoria e della sapienza. Chi lo porta in testa ha vinto qualcosa che conta, che sia una gara, una guerra o, nel tuo caso, una battaglia di qualche anno contro esami, sessioni e relatori irreperibili.
Quando le università hanno cercato un simbolo per dire «questa persona ha raggiunto il sapere», hanno pescato proprio da lì. Ecco perché oggi la corona non è un accessorio carino ma un piccolo pezzo di storia che ti appoggiano sulla testa davanti a parenti e amici.
Pro tip:
Se ti chiedono di dire due parole alla festa, aprire con «sapete perché ho questa roba in testa?» funziona sempre. Hai già l’aneddoto pronto.
Apollo, Dafne e la pianta che non si arrende
Tutto comincia con un mito greco, raccontato anche da Ovidio nelle Metamorfosi. Apollo si innamora della ninfa Dafne, che invece non ne vuole sapere. Lui la insegue, lei chiede aiuto e viene trasformata in una pianta di alloro proprio mentre il dio sta per raggiungerla.
Apollo, che non è tipo da accettare un due di picche senza fare scena, decide che quella pianta sarà sacra a lui per sempre. Da allora l’alloro diventa il simbolo del dio della poesia, della musica e delle arti. Nei giochi pitici, organizzati in suo onore a Delfi, i vincitori venivano premiati proprio con una corona di alloro.
Il dettaglio interessante è che l’alloro è sempreverde: non perde le foglie d’inverno. Per gli antichi era il segno di qualcosa che resiste nel tempo, un po’ come la gloria. O come il tuo libretto universitario, che sembrava non finire mai.
Pro tip:
Il mito di Apollo e Dafne è oro per una rima goliardica: il laureato che «inseguiva la laurea come Apollo inseguiva Dafne» scrive da solo metà della strofa. Il resto puoi chiederlo allo strumento per mettere in rima una storia.
Da Roma ai poeti laureati
I romani ereditano il simbolo e lo portano su un altro livello. Nei trionfi, le grandi parate per celebrare una vittoria militare, il generale sfilava incoronato di alloro. Il messaggio era chiaro a tutti: questo signore ha vinto.
Nel Medioevo l’alloro torna a essere legato alle lettere. Nasce la figura del poeta laureato, cioè il poeta incoronato d’alloro come riconoscimento pubblico del suo valore. Il caso più famoso è quello di Francesco Petrarca, incoronato in Campidoglio a Roma nel 1341: un evento che fece parlare mezza Europa colta e che voleva restituire ai poeti il prestigio che avevano nell’antichità.
Anche Dante compare quasi sempre con la corona di alloro nei ritratti, tanto che oggi è difficile immaginarlo senza. Il messaggio non cambia: l’alloro premia chi ha conquistato il sapere con fatica.
Lo sapevi che:
L’espressione «dormire sugli allori» viene proprio da qui: vuol dire accontentarsi dei successi passati senza fare altro. Il consiglio è di aspettare almeno la fine della festa prima di metterla in pratica.
Perché la chiamiamo laurea
Qui arriva la parte che quasi nessuno sa. La parola laurea viene dal latino laurus, che significa proprio alloro. Laureato vuol dire, alla lettera, incoronato d’alloro. Quando annunci «mi laureo a marzo» stai dicendo, senza saperlo, che a marzo qualcuno ti metterà in testa delle foglie sacre ad Apollo.
In molte altre lingue il titolo ha nomi diversi, mentre in italiano il legame con la pianta è rimasto incollato alla parola. Per questo la corona da noi è così sentita: non è un gadget aggiunto alla cerimonia, è il nome stesso della cerimonia.
Pro tip:
Se stai preparando gli auguri scritti, giocare su laurea e alloro è un classico che non stanca. Trovi altri spunti negli auguri di laurea divertenti.
Dalle università medievali alla proclamazione di oggi
Le prime università europee, con Bologna e Padova in prima fila, trasformano l’alloro in un rito accademico: al termine dell’esame pubblico il nuovo dottore veniva incoronato davanti a tutti. Se vuoi approfondire come è nato tutto, c’è la nostra guida sulla tradizione della corona d’alloro a Bologna.
Oggi la cerimonia ufficiale è più sobria e molti atenei non prevedono la corona durante la seduta. Il rito si è spostato subito fuori dall’aula, appena dopo la proclamazione: è lì che amici e familiari la posano sulla testa del neodottore. Chi lo debba fare e quando lo spieghiamo nella guida su chi mette la corona di alloro.
Nel tempo si è aggiunto anche il nastro colorato, che secondo una tradizione diffusa ma non ufficiale cambia a seconda della facoltà. Ne parliamo nell’articolo sui colori della corona di alloro per facoltà.
Cosa significa indossarla oggi
Nel 2026 nessuno pensa ad Apollo mentre si fa il selfie con la corona storta. Però il significato regge ancora: è il segno visibile che un percorso è finito e che chi ti vuole bene è lì a riconoscerlo. Per questo di solito non te la compri da solo, e per questo tanti la tengono anni in camera invece di buttarla.
Accanto alla corona, la festa italiana ha il suo secondo simbolo: il papiro, il cartellone goliardico che gli amici preparano con la caricatura del laureato e le sue imprese in rima. Se è la prima volta che ne senti parlare, parti dalla guida completa al papiro di laurea. Corona seria in testa, papiro irriverente in mano: è l’equilibrio perfetto della giornata.
Pro tip:
Finita la festa, non lasciare la corona in macchina al sole. Se vuoi tenerla come ricordo, leggi prima come conservare la corona di alloro.
La corona la porta la tradizione, il papiro lo portate voi
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