La corona d'alloro di Bologna: storia e colori delle facoltà nella tradizione più antica d'Italia
Ciao! Ti sei mai chiesto perché il giorno della laurea finisci con una corona di foglie in testa, come un antico condottiero romano? La colpa, anzi il merito, è tutto di Bologna. Ti porto nella città che ha inventato questo rito quasi mille anni fa, tra colori delle facoltà, leggende metropolitane e qualche scaramanzia da conoscere prima di sederti davanti alla commissione.
Perché tutto è cominciato a Bologna
Bologna ospita l'Alma Mater Studiorum, fondata nel 1088 e riconosciuta come la più antica università del mondo occidentale ancora attiva. Già nel Medioevo la laurea non era un timbro su un foglio ma una cerimonia pubblica: il candidato discuteva davanti a professori e cittadini, e al termine veniva proclamato dottore davanti a tutti.
Proprio a Bologna, insieme alla vicina Padova, nacque l'usanza di incoronare simbolicamente il neodottore con una corona di foglie di alloro al termine dell'esame pubblico. Un gesto solenne che chiudeva anni di studio con un simbolo visibile a tutta la città, molto prima che qualcuno pensasse a caricature e storie in rima.
Lo sapevi che:
La parola "laurea" viene dal latino laurus, cioè alloro. Quando dici "mi laureo" stai letteralmente dicendo "mi incorono di alloro". Un bel modo per guardare diversamente a quell'ansia da tesi.
Dal mito greco al rito universitario
Prima di arrivare nelle aule bolognesi, l'alloro aveva già una lunga carriera nella mitologia. Nella leggenda greca la ninfa Dafne si trasforma in pianta di alloro per sfuggire ad Apollo, che da allora la elegge sua pianta sacra e la usa per incoronare poeti ed eroi. I romani ereditano il simbolo e lo riservano a condottieri vittoriosi e grandi letterati, Dante compreso.
Le università medievali, Bologna in testa, recuperano questo immaginario e lo trasformano in rito accademico: la corona d'alloro diventa il modo per dire, senza troppe parole, che chi la indossa ha raggiunto sapienza, gloria e vittoria sul proprio percorso di studi. Un lascito che oggi sopravvive quasi identico a otto secoli di distanza.
Pro tip:
Se vuoi stupire il laureato bolognese, ricorda il collegamento con Dante durante il brindisi. È un dettaglio che pochi conoscono e fa sempre la sua figura.
I colori dei nastri: cosa raccontano della tua facoltà
A Bologna la corona non è mai uguale per tutti: il nastro che la lega cambia colore a seconda della facoltà. Giurisprudenza si riconosce dal blu, Lettere e Filosofia dal bianco, Architettura e Ingegneria dal nero, Economia dal giallo, Medicina e Chirurgia dal rosso, Farmacia dal rosso granata, Veterinaria dal viola.
La lista continua con Scienze Politiche in blu scuro, Scienze della Comunicazione in vinaccia, Scienze della Formazione in rosa, Scienze Matematiche Fisiche e Naturali in verde, Agraria in verde scuro, Psicologia in grigio, Sociologia in arancione e Lingue in amaranto. Un codice colore che, passeggiando per il centro nei giorni di laurea, ti permette di indovinare a colpo d'occhio cosa ha studiato chi incontri.
Pro tip:
Quando organizzi la festa, abbina tovaglie, palloncini o il fiocco del regalo al colore della facoltà. Un dettaglio semplice che i bolognesi notano subito e apprezzano.
Le scaramanzie da conoscere prima della seduta
A Bologna la superstizione universitaria è quasi una materia di studio a sé. La più famosa riguarda le Due Torri: gli studenti non ancora laureati evitano di salire sulla Torre degli Asinelli, convinti che farlo prima della laurea porti sfortuna e allontani il fatidico giorno.
C'è poi il divieto di attraversare Piazza Maggiore in diagonale, mentre gli studenti di Ingegneria hanno una regola tutta loro: non leggere per intero una specifica frase incisa sul muro dell'ingresso della facoltà, pena il rischio di allungare gli esami. Vere o no, queste regole non scritte sono parte del folklore studentesco quanto la corona stessa.
Pro tip:
Se studi a Bologna e vuoi arrivare sereno alla seduta, rimanda la salita alla torre a dopo la proclamazione. Vale come souvenir e come scaramanzia, due piccioni con una fava.
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