Lettura del papiro di laurea: quando si fa, come funziona e le penitenze per ogni errore

Ciao! Hai passato settimane a scrivere rime, scegliere foto e litigare sul colore dell’intestazione. Adesso arriva il momento per cui hai fatto tutto: la lettura del papiro di laurea. Il dottore appena proclamato sale in piedi davanti a tutti e legge ad alta voce quello che avete scritto su di lui, mentre il pubblico conta ogni errore. Ti spiego quando si fa, come funziona il rito, come gestire le penitenze e chi deve organizzare cosa.
Quando avviene la lettura del papiro di laurea
Di solito subito dopo la proclamazione, quando il neodottore esce dall’aula con la corona d’alloro e trova amici e parenti ad aspettarlo. In Veneto, e a Padova in particolare, il rito si svolge spesso all’aperto, in una piazza o in un cortile vicino all’università. In altre città si preferisce rimandare la lettura alla festa, al ristorante o a casa.
Non esiste una regola valida ovunque: dipende dall’ateneo, dalla città e dalle abitudini del gruppo. Se non sai come funziona la giornata, parti da come funziona la proclamazione di laurea e organizza la lettura di conseguenza.
Pro tip:
Informati se l’ateneo ha regole sugli spazi davanti alle aule. Alcuni posti non amano gli assembramenti rumorosi: spostarsi di cento metri evita discussioni.
Il rito: il laureato in piedi che legge ad alta voce
La versione classica prevede che il laureato salga su qualcosa di rialzato, una sedia, una panchina, un muretto, e legga il papiro davanti a tutti. Il papiro lo tengono aperto due amici, uno per lato, perché in formato A0 è grande quanto un poster e da solo non si regge.
Il punto del rito è semplice: il laureato scopre il contenuto mentre lo legge. Non l’ha scritto lui, non l’ha visto prima, e deve leggere le rime sulle sue figuracce senza ridere e senza inciampare. Il pubblico, nel frattempo, è autorizzato a commentare.
A volte le storie sono scritte apposta per metterlo in difficoltà: parole lunghissime, scioglilingua, strofe in dialetto stretto. Più il testo è difficile da leggere, più il rito diventa divertente da guardare.
Le penitenze per ogni errore di lettura
Ogni parola sbagliata, esitazione o risata a metà verso vale una penitenza. Tradizionalmente è un sorso, ed è per questo che a fine lettura il dottore è spesso più allegro di quando ha cominciato. Ma la penitenza non deve per forza essere alcolica, e conviene avere alternative pronte.
- Una strofa da ricominciare da capo, con l’accento di una regione a scelta del pubblico.
- Dieci flessioni, o uno squat per ogni errore della strofa.
- Il coro: tutti cantano il ritornello goliardico e il laureato deve ballare.
- Una domanda imbarazzante a cui rispondere sinceramente.
Serve un giudice degli errori, una persona sola che decide cosa conta come sbaglio. Se giudicano tutti, la lettura dura un’ora e nessuno segue più le storie.
Pro tip:
Il rito deve essere una festa, non una gara a chi fa bere di più il laureato. Tieni acqua a portata di mano, rispetta chi non beve e ricordati che la giornata continua per ore, magari con nonni e pranzo di famiglia.
Chi organizza la lettura
La lettura la organizzano gli stessi amici che hanno preparato il papiro. Il laureato deve solo presentarsi, leggere e subire. Conviene dividere i ruoli prima, così nessuno si ritrova a improvvisare davanti a trenta persone.
- Il custode del papiro: lo ritira in copisteria, lo tiene arrotolato e al riparo fino al momento giusto.
- I due reggi papiro: lo tengono aperto e dritto durante la lettura.
- Il giudice degli errori: decide le penitenze, con autorità indiscutibile.
- Il fotografo: riprende la lettura, perché i video di quel momento sono quelli che girano per anni.
Se il gruppo è numeroso e non sai da dove cominciare, leggi chi fa il papiro di laurea: c’è una divisione dei compiti che parte dalla scrittura e arriva fino alla festa.
Scrivere un papiro che renda alla lettura
Un papiro letto ad alta voce funziona in modo diverso da uno letto con gli occhi. Le strofe devono avere ritmo, le battute devono arrivare alla fine del verso, i nomi propri devono essere pronunciabili. Qualche trappola voluta ci sta, ma se ogni riga è impossibile il pubblico si perde.
«Precipitevolissimevolmente correva in aula ogni mattina,
ma l’appello era già finito e lui pensava alla cantina.»
Una riga così è perfetta: la parola lunga è una trappola, la rima finale scioglie la tensione. Trovi altri esempi in rime per il papiro di laurea, e se vuoi partire da una storia in prosa c’è lo strumento per mettere in rima una storia.
Ricorda poi che il papiro va stampato grande e leggibile. Per i formati e la scelta della copisteria c’è la guida su come stampare un papiro di laurea.
Dopo la lettura: che fine fa il papiro
Finita la lettura, il papiro passa di mano in mano: tutti vogliono rileggere le strofe con calma e guardare la caricatura da vicino. In alcune città, Padova in testa, è tradizione appenderlo all’aperto, vicino all’università o lungo le vie del centro, perché anche i passanti possano leggerlo. Le radici di questa usanza sono raccontate in storia del papiro di laurea.
Molti però lo portano a casa e lo appendono in camera, o lo regalano ai genitori. Se pensi che finirà incorniciato, stampane una seconda copia: una per il rito, che si rovinerà, e una da conservare. Per tutto il resto, dalla struttura ai contenuti, c’è la guida al papiro di laurea.
Pro tip:
Porta dello scotch di carta e qualche molletta: se decidete di appenderlo all’aperto, il vento è il nemico numero uno di un foglio A0.
Preparate un papiro che valga la lettura
Il papiro lo creano gli amici del laureato, e il laureato lo scopre solo quando lo legge. Con EasyPapiro trasformate gli aneddoti in rime, aggiungete caricatura e logo dell’università e scaricate il file A0 pronto per la copisteria.
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